Sorridi, respira, vai piano. Te lo dice Leo Babauta.

Sorridi, respira, vai piano.

Te lo dice Leo Babauta dalle “colonne” del suo Zen Habits.  Babauta, chi e’ costui?

Non ti crucciare se questo nome non ti dice niente. Se non hai mai avuto a che fare con un blog, oppure con l’idea di scrivere online non ti biasimo.

Costui e’ il guru di tutti i Bloggers, il creatore di uno dei websites piu’ visitati al mondo (240.000 abbonati) che, in seguito al successo del suo blog, ha consegnato le dimissioni e iniziato a vivere di parole, pubblicando articoli online.

Leo Babauta

Sposato con sei figli, vive a San Francisco laddove scrive, corre e mangia vegetariano. E guadagna tantissimo per fare queste ultime tre cose.

Come ha fatto Leo a raggiungere tali livelli di popolarita’?

Innanzitutto chiare e accattivanti dichiarazioni con esempi di vita personale. Leo afferma di poterti aiutare a trovare la semplicita’ nel caos quotidiano cosicche’ tu, povero mortale che ti nutri di carne e a malapena gestisci te stesso, possa concentrarti solo su cio’ che conta davvero, creare qualcosa di sensazionale, trovare la felicita’.

Trovare la felicita’? Affermazioni che, se le pubblichi in italiano, rischi l’esilio mediatico, la gogna pubblica o l’invito ad un talk show pomeridiano su RAI2.

E invece Leo, con una grafica scarna, essenziale ed una scrittura piu’ scarna ed essenziale della grafica, e’ riuscito a  scalare tutte le top lists che contano, tant’e’ che oggi il suo ZenHabits e’ tra i blog migliori al mondo, secondo il Time.

Curiosa di come questo successo sia stato messo in piedi in pochi anni (Leo scrisse il primo blog post nel 2007) mi sono fatta un giro tra i suoi articoli, scandagliando il sito alla ricerca degli ingredienti magici.

Che qui raccolgo nei seguenti pochi punti. Giacche’, nel caso a qualcuno venga in mente di iniziare a guadagnare scrivendo cose come “abbiamo tutte delle giornate storte e abbiamo tutti bisogno d’amore”,  quel qualcuno sappia a quali caposaldi del giornalismo ispirarsi.

  1. Leo scrive due articoli a settimana su argomenti vari: semplicita’, salute & fitness, motivazione e ispirazione, frugalita’, famiglia, felicita’, obiettivi.
  2. Leo schematizza tutto per punti, traccia algoritmi della felicita’ che si piazzano tra il banale e l’ovvio, quell’ovvio che, poiche’ nessuno piu’ usa nelle discussioni importanti o da bar che siano, alla fine puo’ risultare originale.
  3. Ogni tanto si rivolge al lettore in maniera intimista e naive: “Sappi che ti amo e che ti sono grato per la tua esistenza”.  Il che, ad onor di cronaca, e’ la cosa meno imbarazzante si possa leggere nei suoi posts.

Dopo aver letto quel che ho letto (“sorridi alle persone che ami, guardale negli occhi, dille che le ami”) potrei cimentarmi in un esercizio di critica. Superfluo.

Evito di infierire ulteriormente, dopotutto l’obiettivo primario era quello di comprendere un fenomeno di massa, di carpirne i segreti.

Obiettivo mancato. Proprio non arrivo a comprendere come sia possibile raccogliere consensi mondiali brandendo pezzi di saggezza popolare (disinvoltura nel proporre temi cari a tutti, semplicita’, chiarezza, modestia?).

Non c’e’ dubbio che Leo scriva con il cuore. E che sia apprezzato internazionalmente, anche da bloggers/lifecoaches italiani. Altrettanto indubbio e’ il vagare nella blogosfera di un esercito di persone che ha bisogno di lasciarsi condurre da guide piu’ che altro supportate dal senso comune e improntate alla semplificazione. Sostenuti da teorie scientifiche e approfondimenti, gli stessi suggerimenti e stili di vita proposti, non funzionerebbero affatto.

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I miei sospetti di primavera

 

Nei giorni scorsi piu’ di un fatto mi ha portato a sospettare che sia possibile la primavera a Londra.

Il regno vegetale e’ vestito di colori vividi e croccanti, il regno animale – nella specie di scoiattoli zompettanti e topi in cucina un po’ come ratatouille – e’ piu’ vivace del solito. Cioe’ quel pezzo di anno che funge da mite preludio all’estate e’ alle porte.

Ci sono alberi in fiore nella zona Bloomsbury, e poi talvolta pure il cielo azzurro senza nuvole, cose che ti aprono il cuore quel tanto che basta per sorridere a vuoto un po’ piu’ a lungo (a chi sorridi senno’).

Mancano i profumi, tuttavia. E’ pur sempre una primavera che odora di cemento, incastrata tra un doubledecker ed un taxi nero.  Gira voce che Londra abbia livelli di inquinamento tra i piu’ elevati d’Europa e che sia minacciata da una tassa di 300 milioni di sterline per aver infranto regolamentazioni sulla salute pubblica.

Eppure il traffico di auto e’ sempre piuttosto discreto in centro, mai eccessivo, e il flusso di ciclisti sempre incredibilmente intenso, non allegro ma presente, veloce, efficiente. Persone di tutte le eta’ si muovono in bicicletta laddove in Italia si muoverebbero in scooter.

Il sindaco, Boris Johnson, ha affermato che lotta all’inquinamento dell’aria e cambiamento climatico sono priorita’ della sua agenda politica. Poi pochi giorni dopo ha promesso una nuova arteria stradale, un tunnel che collegherebbe la penisola di Greenwich a Silvertown, che pero’, essendo che nessuno sa dove diamine sia Silvertown, resta una dichiarazione vaga per tutti tranne che per il partito dei Verdi.

Questi, manco a dirlo, si sono detti contrari perche’ un tale tunnel aumenterebbe traffico ed inquinamento. Con altre dichiarazioni di coerenza simili, Boris, ha finalmente reso la battaglia politica dei Verdi Londinesi interessante.

Cio che pero’ ha davvero marcato l’arrivo della Primavera e’ questo fatto di London Occupy che va sostenendo: Spring is Back. Giles Fraser dalle colonne del Guardian si dice soddisfatto che le tende puzzolenti ai piedi della cattedrale di St. Paul abbiano suscitato disgusto in molti. La versione vanigliata di una umanita’ insofferente alle proteste civili e’ solo una falsa coscienza, dice.

Alla stessa maniera in cui questi fiori rosa/fiori di pesco sono la falsa proiezione di una Primavera che di certo non arrivera’ insieme a giustizia sociale e cambiamento. Anche quest’anno faranno prima a rientrare dall’Africa rondini, rondoni e rondinelle.

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Smart Cities: ovvero?

Reti intelligenti, auto intelligenti, città intelligenti. Sembra tutto stia diventando ‘intelligente’. Ma cosa intendiamo quando parliamo di sistemi intelligenti?

Hitachi smart grid

Troverai tante definizioni e descrizioni in giro. La mia scelta cade sulla piu’ recente relazione della Royal Academy of Engineering, “Smart Infostructure: il futuro”, che descrive ‘l’infrastruttura intelligente’ come quella infrastruttura che utilizza un anello di retroazione per rispondere ai cambiamenti del suo ambiente, e per fornire informazioni per un processo decisionale informato. Ancora poco chiaro? Esempi concreti aiutano ad comprendere meglio.

Nella migliore delle ipotesi questa bella definizione si traduce in:

  • Sistemi di traffico intelligenti in grado di rilevare la congestione stradale e informare gli automobilisti
  • Reti elettriche intelligenti in grado di inviare informazioni alle case della gente per aiutare i consumatori a ridurre il consumo energetico
  • Rivelatori di temperatura che possono individuare le aree “critiche”, con temperature prossime allo zero e inviare camion antisdrucciolo
  • Sistemi per monitorare la viabilita’ e adattare la tempistica dei semafori
  • Monitoraggio dell’inquinamento atmosferico
  • Bidoni della spazzatura dei locali commerciali che inviano informazioni su quando sono pieni, consentendo il routing dinamico dei mezzi pesanti per la raccolta rifiuti
  • Sensori per il parcheggio intelligente per far si che gli automobilisti si dirigano verso i posti auto liberi invece di girare in tondo. Circa il 20% del traffico cittadino si stima sia costituito da automobilisti in cerca di posti auto. Un napoletano questo lo sa bene.


Una città e’ quindi più intelligente quando sfrutta a suo vantaggio le informazioni che le nuove tecnologie sono in grado di trasmettere e far circolare. Il suo obiettivo e quello di creare una rete di sensori che raccalgono dati provenienti da diversi sistemi fisici per cambiare e addattare alle circostanze il comportamento dei sistemi stessi e dei cittadini.

Città senza limiti. Ma senza ostacoli?

Ma se tutto cio’ e’ chiaramente rivoluzionario e virtuoso cosa impedisce gli amministratori delle nostre citta’ di implementare idee e sistemi tecnologici? I problemi principali sono la complessita’ dell’elaborazione di questi dati e il finanziamento pubblico che tutto cio’ richiederebbe.

La gran quantita’ dei sistemi urbani rende la connessione dei sensori una sfida complessa. Un sensore in ogni parcheggio, per esempio, potrebbe significare migliaia di sensori in un citta’ medio grande. Aggiungi altri sensori nei contenitori della spazzatura e per l’illuminazione stradale: il numero cresce esponenzialmente. Si stima che siano necessari 10 sensori per persona in una città come Londra il che significa 100 milioni di sensori totali.

Fortunatamente, non è sempre necessario investire in nuove reti di sensori. Le citta’ gia’ dispongono di dati raccolti in molti modi diversi (molti veicoli, per esempio autobus, sono dotati di sensori GPS che tracciano la loro posizione)

Le città più intelligenti saranno quelle che useranno sensori a basso costo da implementare in modo semplice e economico

Tuttavia, anche quando i dati saranno disponibili, potra’ essere un compito arduo la trasformazione di tutto cio’ in informazioni utili in tempo reale. Per questa ragione le città più intelligenti saranno quelle che useranno sensori a basso costo da implementate in modo semplice e economico.

Vi è ora un’opportunità concreta per l’attuazione su larga scala della tecnologia. C’è molto lavoro da fare per l’integrazione di tali sistemi nella società, ma è già chiaro che le città che abbracceranno un futuro piu’ intelligente sapranno offrire vantaggi reali in termini di uso efficiente delle risorse, salute e benessere dei propri cittadini.

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Il social network della spazzatura

Immagina un sito web in cui ti iscrivi per far parte di una community che si riunisce in brigate allo scopo di raccogliere materiale da riciclare. Bella idea, vero?

Spingi oltre la tua immaginazione: concepisci qualcuno che aspiri a prendersi tutto il materiale che la tua community ha raccolto. Si accolla le spese di spedizione, per poi trasformare tutto in qualcosa di nuovo, aprendo cosi’ un nuovo ciclo vitale per cio’ che andrebbe altrimenti in discarica o in inceneritori inquinanti.

Questo e’ quanto, all’eta’ di 19 anni, Tom Szaky, un ragazzo di origini ungheresi cresciuto a Toronto, immagino’ poco piu’ di dieci anni tra un corso ed un altro alla Princeton University.

Nacque allora TerraCycle, oggi una tra le 100 aziende più innovative, secondo il Red Herring Magazine, che opera in 20 paesi in Europa, America Latina e Caraibi e che raccoglie spazzatura non riciclabile convertendola in prodotti e packaging per grandi marchi come Kraft, Pepsi e Mars.

«È molto semplice», spiega Tom «le grandi aziende produttrici, oppure le catene di distribuzione, hanno un problema costante: sbarazzarsi dei rifiuti. Noi lo risolviamo. Anzi, facciamo di più. Ci sono centinaia di metri di alluminio già stampato, ma inutilizzabile per un errore di fabbricazione? Noi te li ritiriamo. Gratis. A quel punto ci rivolgiamo ad un’altra azienda e proponiamo un progetto: una linea di borse, un oggetto per la casa. Della trasformazione ci occupiamo noi».

Costruire una brigata è semplice e gratuito, basta registrarsi attraverso il sito http://www.terracycle.net. Qui si trovano tutte le informazioni sul tipo di rifiuti che puo’ essere raccolto, come le confezioni degli snack, dei biscotti, i telefoni cellulari, spazzolini da denti, contenitori di dentifricio, ect.

Ci si puo’ iscrivere in quanto singoli individui, aziende o associazioni. Per esempio una scuola o un’organizzazione no profit che possono cosi’ reperire fondi. Il rifiuto raccolto viene infatti pagato 2 centesimi di dollaro a pezzo.

TerraCycle in Italia?

«Stiamo negoziando con un’azienda di caffè italiana che deve smaltire confezioni e pastiglie usate, alluminio e plastica, stiamo
studiando lo smaltimento degli assorbenti femminili e l’anno prossimo inizieremo con i medicinali scaduti. Ne ricaveremo energia,
evitando che inquinino».

Questo e’ quanto spiega il suo fondatore che, devolvendo il 2% del ricavato in beneficenza, ha donato fino ad oggi più di un milione di dollari. Questo e’ come l’immondizia altrove apre nuovi modelli di impresa, quelli che coniugano tecnologie web (e non solo) con la cura per l’ambiente.

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22/02/2012 · 3:31 pm

La lezione del caffe’

L’essenza concentrata di un chicco di caffè ha molto da offrire: la nascita del caffe’ e’ una storia istruttiva che ogni aspirante innovatore dovrebbe conoscere.

by asbjorn.hansen, flikr

Molti imprenditori confondono invenzione e innovazione. La prima ha a che fare con la scoperta, l’escogitare qualcosa di nuovo. L’innovazione, invece, ha un significato più ampio e complicato. Si tratta di un intero processo per cui ottenere una brillante idea è solo l’inizio.

Il padre dell’espresso viene identificato nell’ inventore milanese Luigi Bezzera, secondo Jonathan Morris, un professore di ricerca di storia moderna europea presso l’Università di Hertfordshire. Ma la strada tra l’invenzione e Starbucks è stata lunga e l’esperienza di Bezzera offre cinque punte importanti per gli imprenditori.

1. Trova il reale vantaggio di un prodotto

Bezzera ha vissuto prima che l’energia elettrica fosse d’uso comune, quando mantenere una tazza di caffè a temperatura fissa era difficile. Bezzera invento’ un metodo per par passare l’acqua calda attraverso il caffè più rapidamente, riducendo a meno di un minuto il tempo tra l’ordine di un consumatore e il momento in cui la tazza poteva essere servita.

Nel corso del tempo e dopo ulteriori perfezionamenti, è diventato chiaro che il metodo espresso poteva fornire una tazza di caffè migliore massimizzando il sapore e riducendo al minimo le sensazioni meno piacevoli che accompagnano i tempi lunghi di filtraggio. Mai dare per scontato che il vantaggio principale è proprio quello che incontra i gusti dei clienti. Potrebbe essere qualcosa che tu pensi sia poco importante, ma che la gente apprezza molto.

2. L’innovazione è un processo in continuo divenire

Bezzera era solo ad un passo dal moderno espresso. Secondo l’autore Ian Bersten, Angelo Moriondo fu il primo a brevettare la preparazione a vapore, nel 1884. Bezzera era una raffinatore, che ha aggiunto funzionalità e trasferito il concetto di Moriondo alla preparazione del caffe’ single-shot.

L’innovazione non si è fermata con Bezzera, pero’. Desiderio Pavoni aggiunse un importante valvola di sicurezza che trovi ancora oggi nelle macchine espresso, mentre Giovanni Achille Gaggia sostitui’ il vapore con una pompa manuale per creare la pressione che rende possibile la crema spumosa. La lezione: e’ improbabile che tu possa riuscire al primo tentativo, quidi non risposare sugli allori e non lasciare che qualcun altro ti eclissi.

3. Le buone idee hanno bisogno di molto sostegno

Bezzera non aveva i soldi per commercializzare con successo il suo prodotto. Ha venduto il suo brevetto a Pavoni, che poi ha prodotto una linea di successo di macchine. L’idea in sé non era chiaramente abbastanza; successo significava vendere e gestire un’impresa. Pavoni aveva le risorse per arrivare al mercato su larga scala. Il tuo lavoro non è finito, anche quando pensi di aver perfezionato la tua invenzione.

4. Non crogiolarti del fatto di essere l’unico nel settore

Bezzera ha pero’ avuto astuzia negli affari. Quando ha venduto il brevetto a Pavoni, ha raggiunto un accordo di licenza con il quale ha potuto continuare a produrre e vendere la propria linea di macchine da caffè espresso. Ha scambiato l’esclusivita’ sul mercato per la possibilità di continuare la sua attivita’. Piuttosto che pensare a proteggere il suo status di inventore, ha elaborato un modello che avrebbe lavorato per lui e la sua invenzione.

5. Tira fuori la tua idea, potrebbe cambiare il mondo intero

Chi avrebbe mai pensato che un primo tentativo di velocizzare le pause caffè dei lavoratori avrebbe influenzato la cultura, lo stile e la moda? Non si può mai sapere in anticipo quanto grande sara’ l’impatto che la tua idea avra’ sul mondo. Lavora costantemente, tieni d’occhio le novita’ e sii pronto ad approfittare delle opportunità se e quando si presentano.

Erik Sherman, l’autore di questo post, ha scritto per il Wall Street Journal, New York Times Magazine, e il Fortune. E’ blogger per CBS MoneyWatch e InsideInvestorRelations.com.

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La citta’ intelligente

by ceosforcities, flikr

Ieri ho camminato in zona Waterloo a Londra, ho avuto un meeting in occasione della colazione in una caffetteria, sono andata in ufficio, ho preso la metro per non tardare ad un altro meeting, di corsa ho comprato del cibo strada facendo, e di nuovo ho preso la metro per incontrare amici a cena.

Questo accade in tutte le citta’ del mondo: piu’ di 3 bilioni di persone stanno mangiando, facendo shopping, lavorando in ufficio, usando cellulari, e muovendosi verso il posto di lavoro, la scuola, l’ufficio. E molti di piu’ stanno aspirando a questo stile di vita, chiedendo alle istituzione che venga concesso loro accesso a questo modo di vivere.

Tutta questa ordinareita’ spiega perche’ le citta’ sono responsabili dell’ 80% dei consumi globali di energia, e perche’ contribuiscono ad oltre la meta’ delle emissioni di gas serra con una tendenza preoccupante. Entro il 2020 il 70% della popolazione cinese sara’ middle class, ed entro il 2050, circa il 70% della popolazione mondiale vivra’ in citta’.

Se vogliamo affrontare il cambiamento climatico, dobbiamo cambiare il modo in cui consumiamo energia nelle citta’. Il dossier SMART 2020 ha mostrato che il 15% delle emissioni potrebbero essere ridotte entro il 2020 attraverso tecnologie ‘smart’ (facendo leva su informazione e comunicazione) che producono energia e usano risorse in maniera efficace attraverso un migliore controllo e gestione dei trasporti, degli edifici, dell’elettricita’ e del settore industriale.

Ma come le citta’ intelligenti ci aiuteranno ad affrontare il cambiamento climatico e la crescita allo stesso tempo? Ecco 5 punti chiave che renderebbero i servizi sostenibili e ridurrebbero le emissioni di carbonio nelle citta’.

1. Controllo e gestione dell’ “impronta” di una citta’ da parte di coloro che gestiscono il bene pubblico
2. Soluzioni di mobilita’ condivisa per agevolare spostamenti modali e l’uso veicoli elettrici
3. Soluzioni di energia distribuita
4. Edifici smart con un piano chiaro sul consumo, l’uso e la generazione di energia
5. Gestione intelligente di energia, acqua e rifiuti

by ceosforcieties, flikr

Ma quanto piu’ efficienti potremmo rendere i nostri stili di vita oggi? Sara’ possibile abbassare il riscaldamento nei nostri uffici senza perdere in comodita’? Potremo lavorare in maniera flessibile, modificare in nostri percorsi quotidiani, e allo stesso tempo realizzare i nostri affari, utilizzare efficienti servizi di trasporto?

Molte compagnie dicono “si”. Un dosser speciale dell’Economist Smart Systems ha mostrato che le compagnie tech stanno attivamente cercando nuove opportunita’ per aumentare l’efficienza su tutti i fronti.

Siemens attende 40 bilioni di euro di fatturato green entro il 2014. I ricavi delle soluzioni intelligenti dell’IBM’s stanno crescendo piu’ velocemente del resto dei loro affari.

Ma il valore aggiunto non e’ solo per le compagnie. L’esigenza di vivere in un mondo piu’ sostenibile sta crescendo sia da parte dei cittadini che dei governi. Secondo un sondaggio Siemens il 74% dei cittadini pensa che avere un migliore accesso alle informazioni li aiutera’ a salvare energia.

Tuttavia non ci possiamo aspettare che le persone si interessino di smart grid, quanto piuttosto si interessino di comodita’, risparmio e cura del territorio per i loro figli. Le tecnologie devono fa si che che le nostre scelte contribuiscano alle soluzioni senza creare maggiori problemi. Ad esempio se fosse piu’ conveniente salire su una bicicletta pubblica piuttosto che su un bus (e se ci fossero piste ciclabili) avremmo realizzato una riduzione delle emissioni importante.

Rimane un vuoto tra le opportunita’ da realizzare nelle citta’ e l’attuale stato di sviluppo, che richiede molto piu’ di nuove tecnologie. I risultati di un recente indice di sostenibilita’ sviluppato dalla Columbia University, Tsinghua University e McKinsey mostra chiaramente che le citta’ che in Cina stanno crescendo piu’ velocemente sono anche quelle con le migliori performance ambientali, in quanto forniscono un efficiente trasporto di massa per i cittadini, accesso ad acqua pulita e ridotti livelli di inquinamento delle fabbriche. Le citta’ possono realizzare questo attraverso politiche mirate – non attraverso la tecnologia; attraverso una migliore pianificazione del trasporto pubblico e dei servizi urbani, chiari targets per l’industria, chiari standars di gestione, coordinazione delle politiche e investimenti verso risorse efficienti.

Articolo pubblicato dal Guardian qualche tempo fa sul tema della Smart Cities. l’autore e’ Molly Webb, a capo di Smart Technology per “The Climate Group”.

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Metropol Parasol

L’immagine che mostro vi sembrera’ l’ottima simulazione dell’ennesimo progetto futuristico. E’ invece quello che vi trovate ad ammirare se capitate a Siviglia, in Spagna, cioe’ in Andalusia, terra iberica dove il calore ha mille fonti: il duende del flamenco, le influenze arabe, l’attitudine al sorriso e alla danza.

Metropol Parasol, Siviglia

L’aver trovato un tesoro nascosto risalente a centinaia di anni prima, ha motivato il comune a lanciare un concorso per la costruzione di una struttura che degnamente valorizzasse i reperti scovati. Un architetto tedesco ha vinto l’appalto e fatto nientepopodimeno quel che vedete.

Questa, in poche righe, la storia di Metropol Parasol, l’impianto architettonico inaugurato solo lo scorso Marzo che Jurgen Mayer H. ha tirato su usando legno rivestito di polyurethane e incollando pezzi tramite un tipo di colla extra-strong che c’ha pure un nome tutto suo, Kerto-Q.

Cosi’ Plaza de la Incarnacion, che prima ospitava un mercato, ora ha un parasole di legno alto, altissimo, su cui camminare con la tranquillita’ di chi sa che passeggiare sulla piu’ grande struttura in legno del mondo a 150 metri da terra non e’ una vertigine sacrificata alla sicurezza. O quantomeno spera che lo non sia.

Sky walk, una passeggiata

Oltretutto ci sono cinque livelli da esplorare, per passare dalla memoria (un museo per gli antichi ritrovamenti) all’intrattenimento fino allo shopping. Io non me ne perderei uno. In particolare punterei subito allo “sky walk”, una passeggiata aerea per ammirare la magnifica vista 360 gradi della citta’.

Retroscena: mi diverte scoprire che un criterio urbanistico, l’altezza, sia stato osservato per mantenere un certo rigore e rispetto verso la storia. L’opera e’ piu’ bassa della cattedrale antica piu’ alta. A quanto pare l’architettura moderna non puo’ imporsi su quella antica, non dal punto di vista simbolico, almeno.

Quel che sia. Metropol Parasol, segno di leggerezza e forza, e’ un riparo dal sole un po’ troppo appariscente. Siamo ben lontani dall’efficace minimalismo di una archittettura che innova con discrezione. Ma l’audacia e la voglia di creare opportunita’ del comune di Siviglia sono esemplari.

Napoli, cantiere stazione universita'. Sotto il telo nero c'e' un muraglione bizantino

Rifletto su Napoli: quanti cantieri ancora aperti che a buttarci lo sguardo rivelano reperti archeologici, arcate e costruzioni antiche. E mi chiedo se c’e’ piu’ rassegnazione o malizia nel dubitare se questi tesori dissepolti diventeranno un giorno risorsa/patrimonio artistico o polverosa leggenda.

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